domenica 7 dicembre 2014

Una piccola storia di ordinaria disinformazione.

1 marzo 2009

Nei giorni scorsi è stata pubblicata dalla stampa nazionale la notizia che il Viminale ha qualificato, per così dire, “etnicamente” i responsabili dell’odioso crimine dello stupro. La statistica ufficiale dice che per il triennio 2006-2008, gli autori sono italiani nel 60,9% dei casi, seguiti dai romeni col 7,8%, e dai marocchini col 6,3%.
Subito è echeggiato un certo trionfalismo italiofobo e xenofilo: "Ecco, gli stupratori sono italiani più che stranieri." Una bella botta al pregiudizio etnico e alla xenofobia, e anche una sorsata tonica per il pregiudizio autoimmunitario che in Italia è sempre uno sport ben seguito.
A ben guardare, però, quegli stessi dati ci raccontano un altro lato della verità, forse meno entusiasmante per gli esterofili e per gli italianofobi di casa nostra. Se è vero che il 60,9% degli stupri è commesso dagli italiani, è vero allora, per contro, che ben il 39,1%, cioè poco meno del 40%, è opera degli stranieri. Eppure in Italia gli italiani costituiscono più del 93% della popolazione, mentre gli stranieri non arrivano nemmeno al 7%.
Dunque al gruppo degli stranieri, che sono meno del 7% degli abitanti di questo paese, dobbiamo imputare niente popò di meno che il 39,1% degli stupri che vi accadono. E all’altro 93% degli abitanti, quello composto dagli italiani nativi, dobbiamo il restante 60,9% degli atti di violenza sessuale.
Certo, nemmeno quel 60,9% fa onore al nostro popolo, ma tra italiani ed ospiti stranieri vi è una sostanziale differenza: mentre il rapporto tra la percentuale degli stranieri e gli stupri da questi commessi è pari a 5,86, quello tra gli italiani e i casi di stupro ad essi imputati scende appena a 0,65 punti percentuali. In altre parole, a conti fatti, si scopre che gli italiani commettono sì degli stupri, ma ne commettono, in proporzione, molti di meno degli stranieri. Ben 8,98 volte di meno rispetto agli ospiti non italiani presenti sul suolo nazionale.

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