domenica 7 dicembre 2014

Qualche pensiero intorno ad Eluana

6 febbraio 2009

Si è deciso di permettere al padre di Eluana Englaro di far sospendere l’alimentazione alla figlia.
Dalla decisione scaturiscono alcuni gravi problemi che non mancheranno di avere conseguenze pesanti sul futuro della nostra civiltà giuridica e morale.
Il fatto chiede un po’ di chiarezza e di ragionamento logico, “freddo”, ciò soprattutto perché il tema è particolarmente caldo e suscita emozioni forti e ideologiche alzate di scudi da ogni parte.

Per iniziare il ragionamento ritengo importante partire dalle condizioni di Eluana.
Ammettiamo dunque le due possibilità estreme: o Eluana è viva, o Eluana è non viva.
In questo caso, data l’ambiguità dell’aggettivo “morta” lo sostituiremo con la più netta espressione “non viva”. Se poi il lettore ritenesse “non vivo” equivalente a “morto”, ciò è pienamente lecito.
Primo caso.
Eluana è viva
Se Eluana è viva allora ecco le conseguenze della decisione di non alimentarla.

Primo fatto certo

L’interruzione dell’alimentazione comporterà la morte di Eluana e senza tale atto decisionale Eluana non morirebbe a breve temine se non per altri fatti non previsti.
È quindi l’atto di interrompere l’alimentazione che provoca la morte della donna, non l’atto di interrompere trattamenti sanitari non autorizzati. In effetti in questo caso non è interrotta la somministrazione di medicinali, ma la somministrazione di sostanze volte ad alimentare e a idratare l’organismo.

Prima conseguenza logica è che non si “lascia” morire Eluana, ma si “fa” morire Eluana.
Non è una distinzione da poco: si entra in questo caso nel concetto di eutanasia: si provoca la morte intenzionalmente, anche se attraverso la sola mancanza di cure primarie.
Chiunque, anche in ottima salute, se è privato di acqua e di alimenti non è semplicemente lasciato morire ma è fatto morire.
La legge non può che considerare un’omissione di soccorso, se non anche un omicidio, il caso di chi privi di cibo ed acqua un essere umano incapace di provvedere a se stesso.

Alla luce di questi ragionamenti appaiono evidenti alcuni fatti che sono difficilmente negabili:
1. Il padre di Eluana ha richiesto ed ottenuto di provocare con artificio la morte della figlia.
2. I medici e il personale sanitario che collaborano alla interruzione dell’alimentazione di Eluana, collaborano di fatto ad una pratica volta a far morire una persona umana. Oppure omettono, in ogni caso, di soccorrerla con gli alimenti necessari.
3. Ai medici e al personale sanitario, dunque, sarebbe concesso in questo caso di operare in direzione della morte di un individuo umano, e non per la sua salvezza.
4. La Corte che ha stabilito la liceità dell’interruzione dell’alimentazione per Eluana, ha sostanzialmente autorizzato a far morire per fame e per sete un cittadino italiano.
5. Alla Corte, dunque, sarebbe stato concesso in questo caso, di sentenziare in direzione della morte di un cittadino.
6. Operando la Corte in nome del Popolo Italiano, la Repubblica, ovvero il Popolo Italiano avrebbe autorizzato la soppressione per fame e per sete di un suo cittadino.


Eluana non esprime la propria volontà e il proprio sentire, quindi

1. Il padre autodichiara, senza prove oggettive, di essere l’interprete autentico della volontà di Eluana.
2. Non si conosce la vera volontà di azione di Eluana relativamente alle condizioni in cui ella attualmente si trova.
3. Lo stato di sofferenza di Eluana è presunto, non accertato.
4. Se la volontà di Eluana fosse diversa da quella del padre non sarebbe possibile tenerne conto.
Consegue che
• La Repubblica Italiana autorizza a far morire un suo cittadino alle condizioni che se ne presuma un stato di sofferenza, che egli non possa esprimere la propria volontà di vivere, e che un tutore autocertifichi di agire in nome e per conto del soggetto interessato.
• Il principio scaturito dal caso di Eluana può essere esteso con gradualità a molte imprevedibili situazioni analoghe ed espandere la propria influenza in svariate e incontenibili direzioni.

Eluana è non viva? se Eluana è non viva allora ecco le conseguenze della decisione di non alimentarla.

• L’interruzione dell’alimentazione non comporta la morte di Eluana. L’atto è di per sé solo rivolto alla soddisfazione dei famigliari, quindi

1. Il padre ha richiesto e ottenuto, sostanzialmente, solo di seppellire altrove il corpo della figlia dopo averne interrotte le funzioni “vegetative” residue.
Ma occorrono due condizioni:
1. I medici debbono aver accertata la morte di Eluana.
2. La corte che ha stabilito la liceità dell’interruzione dell’alimentazione per Eluana, deve aver prima acquisito o stabilito, per prove documentarie, che Eluana sia incontestabilmente morta.
3. in caso di ragionevole dubbio circa l’avvenuta morte di Eluana vi è il rischio connesso al primo caso, ovvero che Eluana sia viva.

Comunque:
• Il caso di Eluana non è pienamente previsto e trattato dalla legge e solleva problemi legislativi e morali.
Perché
1. Se viene data volontariamente la morte ad una persona, il caso è necessariamente di interesse generale.
E nello specifico:
1. assume una forte connotazione politica in quanto investe il parlamento di un compito legislativo.
2. Assume una forte connotazione morale in quanto investe le coscienze individuali e i credo personali e collettivi per una loro espressione critica.
In democrazia perciò:
1. l’atto e le sue conseguenze sono esposte al doveroso e inevitabile giudizio del popolo, così come alla sua responsabilità,
2. non è possibile riservare alla famiglia una decisione che comporta questioni di carattere etico, morale e normativo riguardanti per loro natura l’umanità nella sua interezza,
3. chi invita al silenzio in nome del rispetto per la famiglia e per il suo dolore invita, al tempo stesso, a rinunciare alla vigilanza democratica in difesa dei valori collettivi.

Altra riflessione:
• Al padre o al tutore che agisca ricercando la morte del suo tutelato può ancora detenere la patria potestà o la facoltà di tutela su chi egli vuole sopprimere?

Michele Balen

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