30 novembre 2013 alle ore 19.44
Io sono contrario al principio dello "jus soli" (il diritto di suolo), quello per il quale un individuo acquista la cittadinanza di un dato paese per il solo fatto di esservi nato sopra.
A prima vista sembra un principio di buon senso, di umanità. Il sentimento è appagato, tanto che sembra di vedere un bel regalo di Natale. Il bambino nasce ed è subito, "teneramente" accolto dal paese sul quale la mamma si è trovata a partorire. Pare... mammoso, come principio. Pare...

Vorrei ragionare un momentino su questa cosa, tenendo a freno i sentimenti e facendo funzionare la logica.
Immagino allora due casi opposti, ma simili fra loro.
Il primo caso è quello di Malika (nome di fantasia).
La piccola Malika è figlia di Fatima e di Omar, due cittadini stranieri che si sono stabiliti in Italia qualche anno prima che nascesse, nel comune di Belluno dove hanno trovato casa e lavoro.
Un paio di settimane prima del lieto evento mamma Fatima aveva deciso di recarsi a partorire presso la sua paterna, nel paese d'origine. Aveva scelto così per poter essere assistita dalla sua famiglia, madre zie e sorelle, nei giorni del travaglio e in quelli immediatamente successivi. Così Omar e Fatima erano partiti e Malika, come previsto, era nata nel paese d'origne dei genitori.
Al ritorno in Italia adesso c'è anche la la piccola Mailka, che ha già un paio i mesi e sgta benone.
Mailka a Belluno cresce, frequenta l'asilo, la scuola elementare, le medie, le superiori... A giocare con le sue amiche, ad uscire col suo fidanzatino, e a frequentare i corsi di faluto traverso, e quelli di nuoto, Malika impara perfino il dialetto. La lingua dei nonni la conosce a malapena, e se le chiedete "in che lingua pensi?" vi riponde: "in italiano ovviamente!" aggiungendo un smorfia per il vostro dubbio.
Ecco, Malika si sente pienamangte itliana, i sui amici itlaaiani la sentono italiana, eppure applicando il principio dello jus soli, Malika non è cittadina italiana. Non lo è per il semplice fatto di non è nata in Italia. Dovrà richiedere la cittadinanza come chiunue altro, secondo le leggi che ci sono attualmente.
Il secondo caso è quello di Goran (sempre un nome di fantasia).
Igor e Dragana sono marito e moglie e vivono in un paese straniero. Igor era disoccupato, per questo è venuto in Italia dove ha cercato lavoro. Lo ha trovato a Belluno, allora ha preso in affitto un appartamento in questa città e ha chiamato Dragana perchè lo raggiunga. La coppia dunque fissa la residenza a Belluno.
Qualche mese dopo il suo arrivo in Italia, Dragana scopre di aspettare un bambino. La coppia è felice nonostante i timori legati alla precarietà del lavoro di Igor. Il bambino nasce dunque a Belluno, è il piccolo Pavel.
Un mese appena dopo la nascita di Pavel, Igor rivece dal suo paese la bella notizia: in patria c'è un posto di lavoro pronto per lui: è comodo, remunerativo e soprattutto è consono alla laurea che Igor ha conseguito anni prima. La famiglia perciò saluta l'Italia e fa rientro felice nella sua terra.
Pavel cresce, nel paese dei padri frequenta l'asilo e poi tutte le scuole dell'obbligo, si laurea perfino. Dell'italia non ha alcu ricordo, solo quel nome "Italia" sta scritto nei suoi documenti. Pavel è nato in Italia.
Pavel per lo jus soli è cittadino italiano.
Compiuti i vent'anni a Pavel viene in mente di avvalersi della sua cittadinanza, e anche se non sa una parola di italiano, ha diritto di votare, ha diritto di fare e di avere tutto ciò che può fare o avere un essere umano che abbia la cittadinanza italiana. Sì, perchè Pavel, a differenza di Malika, è nato in Italia.
A me non sembra poi così giusto e buono il "diritto di suolo", lo... jus soli.
MB
Una mia proposta per la cittadinanza.
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