Straniero vuol dire "uno che viene da un altro paese", sembra facile e invece non lo è. "Stranieri" è sempre stata una parola piuttosto difficile.
Difficile come si dice di certi ragazzini, di quelli che non si lasciano educare, che fanno baccano, che a scuola bulleggiano e che non hanno 'punto voglia di studiare'.
"E' un bambino difficile", si dice. Ecco, la parola "stranieri" è un po' così. E' difficile.
Straniero vuol dire di tutto. Vuol dire marocchino, tunisino, egiziano, e poi ancora brasiliano, argentino, romeno, cinese.
Lo straniero viene dalla California o dalla Manciuria o dalle Filippine o magari dalla Bielorussia.
Lo straniero è nero come l'ebano, è biondo come una pannocchia matura, e mangia krauti a colazione o a pranzo si riempie di cus-cus.
Lo straniero si può chiamare Adam Kabobo ed essere il ghanese che un
brutto giorno si inventa di uccidere a picconate tre persone per la
strada. Oppure si può chiamare Augustin Affi della Costa d’Avorio,
l'uomo che a 21 anni, sulla spiaggia del Lido di Classe, a Ravenna, salva
dai flutti due bambini di 8 e 11anni e ci lascia la vita.Lo straniero è mussulmano, è cristiano, è buddista, è ateo, è intollerante, è conciliante, è confuso.
Lo straniero è gentile, educato, strafottente, chiassoso.
Ma insomma, chi è lo straniero? Cos'è lo straniero?
Lo straniero è la mamma rimasta sola col suo bambino, è lo spacciatore, è quel bambino triste che vorrebbe chiamarsi Luca e non con un nome che nessuno sa pronunciare, è il bravo lavoratore, è l'invadente invasore che ci ruba il lavoro, è il testimone che ha fatto arrestare una banda di delinquenti, è lo stupratore seriale, è l'unico che in quella strada del centro, fra tanti spettatori, ha avuto il coraggio di difendere la vecchietta dallo scippatore. E' lo scippatore. E' quello che vende merce contraffatta, è quello che rapina le ville. E' quello che applaude la polizia che ha arrestato i banditi. E' quello che è stato rapinato, ucciso, che ha subìto violenza.
Straniero è quello che abita in Italia da una vita e che ci lavora, e che ci spende quasi tutti i suoi soldi, che si è sposato in italia, che ha parenti ed amici italiani, che ha quasi dimenticato il suono della sua lingua paterna, che indossa la maglia azzurra e tifa per la nostra nazionale che ama il tricolore e ne va orgoglioso.
Straniero è quello appena arrivato dentro i confini, quello che parla in ostrogoto e che nella nostra lingua ha imparato a dire soltanto "italiani di m...", è quello che vuole, che pretende, che comanda...
La realtà ci dice che lo straniero non ha un volto, non uno solo, che ne ha parecchi. E' bene saperlo quando si parla di loro, degli stranieri. E' bene saperlo per non essere ingiusti, per non doversi pentire un bel giorno di aver usato il linguaggio sbagliato.
Perchè la giustizia, cosa non futile, questo lo chiede.

