sabato 12 aprile 2014

"Stranieri"

Quella degli stranieri non è una categoria che funzioni poi così tanto bene.
Straniero vuol dire "uno che viene da un altro paese", sembra facile e invece non lo è. "Stranieri" è sempre stata una parola piuttosto difficile.
Difficile come si dice di certi ragazzini, di quelli che non si lasciano educare, che fanno baccano, che a scuola bulleggiano e che non hanno 'punto voglia di studiare'.
"E' un bambino difficile", si dice. Ecco, la parola "stranieri" è un po' così. E' difficile.

Straniero vuol dire di tutto. Vuol dire marocchino, tunisino, egiziano, e poi ancora brasiliano, argentino, romeno, cinese.
Lo straniero viene dalla California o dalla Manciuria o dalle Filippine o magari dalla Bielorussia.
Lo straniero è nero come l'ebano, è biondo come una pannocchia matura, e mangia krauti a colazione o a pranzo si riempie di cus-cus.
Lo straniero si può chiamare Adam Kabobo ed essere il ghanese che un brutto giorno si inventa di uccidere a picconate tre persone per la strada. Oppure si può chiamare Augustin Affi della Costa d’Avorio, l'uomo che a 21 anni, sulla spiaggia del Lido di Classe, a Ravenna, salva dai flutti due bambini di 8 e 11anni e ci lascia la vita.
Lo straniero è mussulmano, è cristiano, è buddista, è ateo, è intollerante, è conciliante, è confuso.
Lo straniero è gentile, educato, strafottente, chiassoso.

Ma insomma, chi è lo straniero? Cos'è lo straniero?
Lo straniero è la mamma rimasta sola col suo bambino, è lo spacciatore, è quel bambino triste che vorrebbe chiamarsi Luca e non con un nome che nessuno sa pronunciare, è il bravo lavoratore, è l'invadente invasore che ci ruba il lavoro, è il testimone che ha fatto arrestare una banda di delinquenti, è lo stupratore seriale, è l'unico che in quella strada del centro, fra tanti spettatori, ha avuto il coraggio di difendere la vecchietta dallo scippatore. E' lo scippatore. E' quello che vende merce contraffatta, è quello che rapina le ville. E' quello che applaude la polizia che ha arrestato i banditi. E' quello che è stato rapinato, ucciso, che ha subìto violenza.

Straniero è quello che abita in Italia da una vita e che ci lavora, e che ci spende quasi tutti i suoi soldi, che si è sposato in italia, che ha parenti ed amici italiani, che ha quasi dimenticato il suono della sua lingua paterna, che indossa la maglia azzurra e tifa per la nostra nazionale che ama il tricolore e ne va orgoglioso.
Straniero è quello appena arrivato dentro i confini, quello che parla in ostrogoto e che nella nostra lingua ha imparato a dire soltanto "italiani di m...", è quello che vuole, che pretende, che comanda...

La realtà ci dice che lo straniero non ha un volto, non uno solo, che ne ha parecchi. E' bene saperlo quando si parla di loro, degli stranieri. E' bene saperlo per non essere ingiusti, per non doversi pentire un bel giorno di aver usato il linguaggio sbagliato.
Perchè la giustizia, cosa non futile, questo lo chiede.

venerdì 11 aprile 2014

Jus soli? Meglio di no!

Sono contrario al principio dello "jus soli" (il diritto di suolo), quello per il quale un individuo acquista la cittadinanza di un dato paese per il solo fatto di esservi nato sopra.
A prima vista sembra un principio di buon senso, di umanità. Il sentimento è appagato, tanto che sembra di vedere un bel regalo di Natale. Il bambino nasce ed è subito, "teneramente" accolto dal paese sul quale la mamma si è trovata a partorire. Pare... mammoso, come principio. Pare...

Vorrei ragionare un momentino su questa cosa, tenendo a freno i sentimenti e facendo funzionare la logica.
Immagino allora due casi opposti, ma simili fra loro.

Il primo caso è quello di Malika (nome di fantasia).
La piccola Malika è figlia di Fatima e di Omar, due cittadini stranieri che si sono stabiliti in Italia qualche anno prima che nascesse, nel comune di Montecaro dove hanno trovato casa e lavoro.
Un paio di settimane prima del lieto evento mamma Fatima aveva deciso di recarsi a partorire presso la sua paterna, nel paese d'origine. Aveva scelto così per poter essere assistita dalla sua famiglia, madre zie e sorelle, nei giorni del travaglio e in quelli immediatamente successivi. Così Omar e Fatima erano partiti e Malika, come previsto, era nata nel paese d'origne dei genitori.
Al ritorno in Italia adesso c'è anche la la piccola Mailka, che ha già un paio i mesi e sgta benone.
Mailka a Montecaro cresce, frequenta l'asilo, la scuola elementare, le medie, le superiori... A giocare con le sue amiche, ad uscire col suo fidanzatino, e a frequentare i corsi di faluto traverso, e quelli di nuoto, Malika impara perfino il dialetto. La lingua dei nonni la conosce a malapena, e se le chiedete "in che lingua pensi?" vi riponde: "in italiano ovviamente!" aggiungendo un smorfia per il vostro dubbio.
Ecco, Malika si sente pienamangte italiana, i suoi amici itlaiani la sentono italiana, eppure, applicando il principio dello jus soli, Malika non è cittadina italiana. Non lo è per il semplice fatto di non essere nata in Italia. Dovrà richiedere la cittadinanza come chiunque altro secondo le leggi attualmente in vigore.

Il secondo caso è quello di Goran (sempre un nome di fantasia).
Igor e Dragana sono marito e moglie e vivono in un paese straniero. Igor era disoccupato, per questo è venuto in Italia dove ha cercato lavoro. Lo ha trovato a Montecaro , allora ha preso in affitto un appartamento in questa città e ha chiamato Dragana perchè lo raggiunga. La coppia dunque fissa la  residenza a Montecaro .
Qualche mese dopo il suo arrivo in Italia, Dragana scopre di aspettare un bambino. La coppia è felice nonostante i timori legati alla precarietà del lavoro di Igor. Il bambino nasce dunque a Montecaro: è il piccolo Pavel.
Un mese appena dopo la nascita di Pavel, Igor riceve dal suo paese una bella notizia: in patria c'è un posto di lavoro pronto per lui: è comodo, remunerativo e soprattutto è consono alla laurea che Igor ha conseguito qualche anno prima. La famiglia perciò saluta l'Italia e fa un felice rientro nella sua terra.
Pavel cresce nel paese dei padri, frequenta l'asilo e tutte le scuole dell'obbligo, si laurea e dell'italia non conserva alcun ricordo. Solo quel nome "Italia" che sta scritto nei suoi documenti, perchè Pavel è nato in Italia.
Pavel per lo jus soli è cittadino italiano.
Compiuti i vent'anni a Pavel viene in mente di avvalersi della sua cittadinanza, e anche se non sa una sola parola di italiano, ha diritto di votare, ha diritto di fare e di avere tutto ciò che può fare o avere un essere umano che abbia la cittadinanza italiana. Sì, perchè Pavel, a differenza di Malika, è nato in Italia. 

A me non sembra poi così giusto e buono questo "diritto di suolo", questo... jus soli.

"Piove governo pappone!" (case ri-chiuse? no grazie!)

Mi piace dare un senso alle parole che uso, mi piace dare un senso ad ogni cosa, così ci provo anche sulla questione delle "Case Chiuse" che da molte parti si vorrebbero.... riaprire.

Parto dai lemmi, dai vocaboli, dalle parole, insomma, e per comodità copincollo da Wikipedia:



    Lenocinio
    Lo sfruttamento della prostituzione o lenocinio è l'attività criminale di colui che a qualsiasi titolo tragga vantaggio economico dal meretricio di altre persone esercitando il prossenetismo.

   Prossenetismo sm (pl: prossenetismi)
    (letterario) il modo di amministrare gli affari e il complesso di comportamento, abitudini, visione del mondo e aspetto esteriore della figura di mezzano in senso generico o, più comunemente, data l'ambivalenza del termine prosseneta, del mezzano che favorisce gli incontri tra clienti e prostitute, ossia il lenone o ruffiano.

Si tratta dell'attività propria di chi sfrutta una prostituta, cioè del magnaccia, del protettore, del pappone, del ruffiano. 'Sfrutta' nel senso che pretende denaro da colei che concede il proprio corpo alle voglie altrui. Due termini più pittoreschi e popolari?  "ruffiano" e "magnaccia".

    ruffiano [ruf-fià-no] s.m. (f. -na)
        Chi procura o agevola, per denaro o altro, incontri amorosi SIN mezzano
    magnaccia [ma-gnàc-cia] s.m. inv. dial.
        Persona che sfrutta l'attività delle prostitute SIN protettore; region. pappone; estens. mantenuto

Cosa fa uno sfruttatore di prostitute? A volte le costringe con la forza a prostituirsi, altre volte, invece, si limita a dare loro un posto dove stare per vendersi, strada o appartamento, e pretende da loro, in cambio del luogo e della "protezione", una percentuale sui proventi del loro meretricio.
Ecco, tutto questo, oggi molti vorrebbero che lo facesse lo stato. Che lo stato collocasse le puttane nelle Case Chiuse, che le facesse lavorare sotto la sua "alta protezione", "regolarmente", si capisce, a norma di legge. Che facesse prostituire le "ragazze" secondo certe regole, in modo lecito, perfino 'approvabile', se così si può dire. Ehm..
E in cambio di regole, di protezione e di Case (Chiuse) lo stato si avvarrebbe del suo titolo di prottetore delle puttane per pretendere da loro una congrua percentuale. Sotto il nome di "tassa", sia chiaro, di IVA, di SIAE, di quel che è..

Etica dello stato? Zero! Qua bastano i soldi. Basta che la vista del signor cittadino sia liberata dallo schifo di vedere certe strade affollate di lucciole. Basta che lo schifo se ne stia rinchiuso fra le sue belle quattro mura, che la polvere finisca sotto il tappeto, che la puzza sia sovrastata dal profumo, e poi...
E poi tutti a fare un bel un "chissene" corale, a pieno petto!

E va bene, così all'osteria del tempo perso si potrà sentire dire, fra una bestemia e l'altra, un fresco "piove... governo pappone!"