28 settembre 2013 alle ore 13.20
"Non ci vedo nulla di male…" Ecco una frase usatissima di cui parlare: "Non ci vedo nulla di male nel dire… nel fare…" o "…se uno dice… se uno fa…".
La frase è quasi sempre usata per inferire quanto segue:"se io non ci vedo nulla di male vuol dire allora che non c'è nulla di male".
Consegue il fatto che chi vede il male dove non io non lo vedo (e se io non lo vedo è sicuro che non c'è) di per se stesso è in torto marcio: o è stupido o è disinformato o è in malafede. Non si scappa.
Trovo
che questo modo di ragionare sia, oltre che profondamente illogico,
anche terribilmente presuntuoso. Parte dalla presunzione, infatti, che
l'Io sia la misura di tutte le cose."Ciò che il mio Io individuale non vede semplicemente non esiste, non può esistere!". Ciò che io vedo e solo ciò che io vedo, per contro, è reale ed esiste"
E gli altri, il Tu, il Voi, il Loro?
Per chi scrive o pronuncia la frase "Non ci vedo nulla di male…", con l'inferenza di cui ho scritto sopra, il Tu, il Voi, il Loro, non essendo "Io" non hanno alcun valore.
Nella frase in questione la soggettività è elevata al rango di verità assoluta perché l'arbitro di ogni questione è proprio l'io soggettivo.
Quante volte sentiamo usare questa frase 'bacata', senza il correttivo che le sarebbe doveroso: "Non vedo nulla di male, ma non è detto che non ci sia…" per commentare questioni di estrema delicatezza, concernenti la vita umana, la moralità, l'educazione!
Mi auguro che si impari ad usare questa frase con la consapevolezza dei rischi e dei limiti che essa porta con sé. Questo per aiutarci a recuperare almeno in parte, in questo secolo malato di sordità, le regole del dialogo civile e costruttivo fra i pensieri.
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