domenica 7 dicembre 2014

Ma che cos’è Gheddafi?

11 giugno 2009 ore 22.29

Gheddafi il despotaMa che cos’è Gheddafi?
Gheddafi è un dittatore, un despota, un tiranno. Cos’altro può essere se non questo? Gheddafi detiene un potere conquistato con la forza e senza il consenso popolare, Gheddafi ha spodestato il legittimo sovrano del suo paese, Gheddafi non rispetta i diritti umani e per giunta, da qualche tempo, in qua spedisce contro il nostro paese barconi di clandestini come fossero siluri. Cos’altro è Gheddafi se non un volgarissimo tiranno per di più ricattatore?

Altri dittatori despoti e tiranni hanno subìto da noi occidentali, a nostro piacimento, condanne ostracismi e vendette, lui invece no, lui entra a Roma trionfante, come se ne fosse lui il monarca, si fa seguire da ben quattrocento persone di servizio, sfoggia un altissima, anche se un po’ ridicola, uniforme, e ostenta con ogni mezzo la sua “vittoria” sull’Italia coloniale, il suo “trionfo” sull’Occidente umiliato. Non a caso porta con sé il figlio anziano di un eroe della lotta antiitaliana, e porta sul petto, a mo’ di medaglia, una foto accusatrice, e non manca di ricordare ad ogni piè sospinto le colpe degli italiani verso la Libia. Si muove nel nostro paese più come un conquistatore che come un ospite. E lo fa apposta, proprio per dare ai suoi conterranei il gusto di una rivincita, il piacere sottile dell’infierire sui vinti.

Già nel 1949 dalla Libia dichiarata indipendente, e non certo per merito di Gheddafi, gli italiani dovettero andarsene in massa. Lasciarono torti fatti è vero e cattiverie, ma insieme anche a tanta umanità, a ospedali, strade, scuole, moschee…

Per somma fortuna del tiranno Gheddafi non tutti gli italiani partirono, molti restarono anche perché la Libia in cui erano nati era la loro terra, e perché si consideravano libici di origine italiana più che italiani in terra straniera. Erano insomma “italolibici”, e rimasero in numero di circa 35.000. E fu davvero una fortuna per il tiranno, che tanti “italiani” fossero pronti per la sua propaganda populista di rivalsa.

Su di essi, sulla loro cacciata e spoliazione, egli poté fondare il suo potere, non appena deposto con la forza re Idriss el Sedussi.
Gheddafi che, è bene ricordarlo, non governa grazie a libere elezioni, operò una illegittima confisca di beni ai cittadini libici di origine italiana, ed impose loro in mdo altrettanto illegittimo l’esilio dalla loro terra, pena la morte.

Il colonnello Gheddafi, come già il maresciallo assassino d'Oltre Adriatico, gode della complicità dei nostri governi vigliacchi, e dell’indifferenza e del quieto vivere e della convenienza politica. Gheddafi, come il vecchio foibatore, gode oggi, come ai tempi di Ustica, degli alibi all’impotenza forniti dalla guerra fredda o dal terrorismo islamico o dalla massa dei clandestini in agguato.

Gheddafi come ogni tiranno gode insomma del favore delle tenebre, delle tenebre del diritto, che permettono di far pagare sempre agli innocenti i vantaggi di chi ah potere. In Libia come in Istria e in Dalmazia migliaia di nostri connazionali hanno pagato duramente, per il quieto vivere di tutti gli altri, la colpa imperdonabile della loro italianità.

E l'italia invece paga oggi bellamente a Gheddafi fior di milioni di euro, come paga del resto ancor oggi le pensioni di reversibilità alle vedove dei compagni foibatori.
A Gheddafi, che ha giustamente arringato il parlamento, l’università la Sapienza di Roma ha concesso un’aula, un pubblico selezionato e controllato e una medaglia d’oro (il papa non vi poté nemmeno entrare in ossequio alla libertà d'opinione), chissà se anche al maresciallo foibatore, a Pol Pot e a Ceauşescu o a Pinochet, il nostro paese e la nostra università concederebbero oggi gli stessi onori.

Nessun commento:

Posta un commento