20 giugno 2013 alle ore 10.09
Tema: L'ateismo e i suoi fratelli.
Cerco di fare un po' di ordine nella mia esperienza personale e nelle parole che uso per descrivere a me stesso ciò che vedo.
Nel mio "lessico familiare" dicesi:
- agnostico colui il quale ritiene di non poter conoscere l'esistenza di Dio e si astiene per questo dal crederla e dal negarla
- agnosticismo la dottrina che nega si possa conoscere l'esistenza di Dio, propria dell'agnostico;
- agnosticista colui il quale professa l'agnosticismo e lo proclama come dogma di fede.
- ateo colui il quale non crede che Dio esista oppure chi crede che Dio non esista;
- ateismo la dottrina che nega l'esistenza di Dio, propria dell'ateo;
- ateista colui il quale professa l'ateismo e lo proclama come dogma di fede;
- antiteo colui il quale sostenendo il dogma ateista, osteggia e combatte attivamente e ideologicamente l'idea stessa di Dio ed ogni forma di fede in Dio;
- anticristiano colui il quale combatte ideologicamente e in modo selettivo o preferenziale la fede cristiana;
L'agnostico pensa: Dio esiste, Dio non esiste? Non si sa!
Non è scorretto: se uno non ha mai visto il mare mica è tenuto a credere per forza che il mare esista. L'agnostico, pur non avendo avuto come l'ateo alcuna esperienza di Dio, più razionalmente dell'ateo ammette quantomeno il mistero, e il dubbio che una cosa non conosciuta, non incontrata, possa esistere comunque. "Se altri mi dicono che Dio esiste, chissà, magari esiste davvero. Hai visto mai?"
Certo, il dirsi "agnostico" oggi va di gran moda, e spesso nasconde solo una certa pigrizia mentale. Ragiona il pigragnostico: "Dio esiste? Dio non esiste? Boh. Troppa fatica pensarci: mi faccio agnostico (che è anche figo) e morta là!".
L'agnosticista.
Per l'agnosticista "non si sa e basta!" E guai a contraddire. Se per lui non si sa nulla di Dio, nessuno si deve permettere di dire che qualcuno potrebbe saperne qualcosa. "Dio esiste? Non si sa e basta!" Col punto esclamativo.
Essendo più fedele al dio dell'ignoranza che a quello del dubbio.
L'ateo.
L'ateo non ha mai avuto esperienza di Dio e perciò non crede che Dio possa esistere. Ragiona l'ateo: se io non vedo Dio, se io non conosco Dio allora di sicuro nessuno può realmente vedere o conoscere Dio, e se nessuno ne ha avuto mai una vera esperienza allora Dio non esiste. Punto.
Un po' come dire che solo ciò che l'ateo, misura di ogni cosa, ritiene essere vero può essere tale, e ovviamente ciò che l'ateo ritiene falso è falso di per sè.
L'ateo non considera neppure la possibilità che altri vedano cose o abbiano esperienza di cose a lui non concesse. "Se io non... allora nessuno...".
L'ateista.
L'ateista non è un vero ateo: un dio ce l'ha, è l'ateismo. L'ateista adora il suo ateismo, crede con assoluta cecità nei dogmi dell'ateismo.
Riporto alcuni dei tanti dogmi degli ateisti che ho incontrato:
- Dio non esiste nè potrebbe esistere per alcuna ragione al mondo;
- il mondo è originato dal caso, dal caos (anagramma) o da... boh, un giorno lo scopriremo;
- il credente è stupido per sua stessa natura (per via del politicamente corretto si può dire: "ho molto rispetto per i credenti che stupidamente credono in Dio");
- il credente non ragiona, crede in dogmi irrazionali e non si fa mai venire dei dubbi;
- Dio è un'invenzione dei potenti per soggiogare i popoli ignoranti;
Nell'ateista tipico (sarà mica colpa mia?) ho sempre incontrato tanta arroganza, tanta violenza e irrazionalità. Con l'ateista ho sempre fatto molta fatica a ragionare, trovandolo quasi sempre pieno di sè, vanamente erudito (con un'erudizione partigiana, ovviamente), e poco incline a guardare le cose da punti di vista diversi dal suo (l'unico punto di vista che egli ritenga ammissibile).
Spesso l'ateista mi è parso sfuggente di fronte a dei ragionamenti sereni e compiuti, l'ho visto saltare di palo in frasca, da una questione all'altra. Spessissimo l'ho trovato,"bizantino" nel sostenere i suoi argomenti.
Se gli si muove un'obiezione quello, zac, attacca a sorpresa da un'altra parte, così che pare stia tirando di scherma coi suoi sofismi, più che ragionare, sembra che cerchi il modo di ferire senza essere ferito, come in un duello. Mai cercando di capire l'altra parte quanto piuttosto di prevalere su di essa.
Quante volte l'ateista è entrato con me da solo in argomento, sfoderando fin da subito un tono provocatorio e polemico, per poi mostrarmi come lui, a differenza degli stupidi credenti da redimere, intelligente com'è non si lascia "abbindolare" dalla fede. Alla fine mi accorgo che ha fatto tutto da solo: ha letto il mio intervento, è intervenuto a sua volta polemizzando, ha attaccato me e la mia fede senza mai essere stato chiamato in causa, mi ha accusato di oscurantismo, di bigottismo, di fanatismo e di altre amenità e mi ha ordinato di "svegliarmi" e di "ragionare"(verbi che di solito usa all'imperativo: "svegliati", "ragiona"). Allora penso: che abbia seguito il principio della difesa preventiva?
L'antiteo
Che avrà mai di diverso l'antiteo dall'ateista? Non molto credo, forse si tratta solo di una sottile differenza semantica di poco conto sulla quale non che non varrebbe la pena di soffermarsi tanto.
Di certo l'antiteo pare mosso da un odio puro e viscerale verso Dio. L'antiteo odia la stessa idea di Dio, odia Dio come figura paterna (e qui si aprirebbe un'interessante indagine sul rapporto fra gli antitei e i loro genitori), odia Dio come guida e norma della vita umana (adolescentismo permanente, ribellione congenita o semplice immaturità?), odia Dio come fonte di moralità (prurito libertino o desiderio irrefrenabile di... fare tutto quel che gli va?).
Molto spesso, scordando la grammatica, l'antiteo scrive frasi come "io non credo in dio" oppure "dio non esiste" e usa la minuscola per iniziare un nome proprio, cosa che non farebbe neppure per scrivere Paperino o Topolino. La dice lunga mi pare.
L'anticristiano
Non sempre è un antiteo. A volte crede o tollera o ammette divinità di un qualche tipo, di solito pagane, orientali, magiche, strampalate, UFO, energie, entità, puffi, folletti.
Ciò che contraddistingue il folto popolo degli anticristiani è che esso ha scelto di odiare, pur con grande varietà di sfumature, tutto ciò che ha a che fare con i cristiani e solo quello: la chiesa, il clero, la dottrina, la bibbia, la fede, i crocifissi nelle scuole. Tra gli anticristiani i più numerosi sono di certo gli anticattolici, che sono avversatori quasi esclusivamente della chiesa cattolica.
Per argomentare in favore della loro tesi gli anticristiani accampano le più svariate ragioni, finanche le più sorprendenti, ed accusano i cristiani di ogni male possibile e immaginabile.
Talvolta le loro accuse sono perfino in evidente contrasto fra loro, ma questi non sono certo particolari di si curano.
Le più frequenti accuse anticristiane che ho raccolto nella mia vita sono queste che seguono.
Per l'anticristiano il cristianesimo sarebbe colpevole
- dell'oppressione della donna
- dell'oppressione dei popoli da parte dei tiranni
- dell'ignoranza in generale
- della decadenza dell'impero romano
- delle guerre di religione
- della schiavitù dei neri
- dei tabù sessuali
- della discriminazione degli omosessuali
- degli aborti clandestini
- della diffusione dell'AIDS anche nei paesi non cristiani
- della demonizzazione degli dèi antichi
- di un cattivo rapporto dell'uomo con la Madre Natura
- di negare all'uomo un rapporto diretto con Dio
- di illudere l'uomo con vane promesse sull'aldilà
- di imporsi con la forza e la violenza
- di essere una religione per gente debole e sottomessa
- di aver originato la santa inquisizione e di aver usato i roghi e la tortura
- di indurre al rifiuto verso gli stranieri
- di indurre all'eccessiva accoglienza degli stranieri
- di indurre alla severità nei giudizi morali
- di indurre al buonismo nei giudizi morali
Nessuna verifica delle asserzioni tocca all'accusatore dei cristiani, ogni sparata è buona. L'anticristiano può mitragliare gratuitamente falsità e imprecisioni contro il suo bersaglio preferito: idee più o meno fondate, supposizioni trasformate in dogmi, fatti storici decontestualizzati e selezionati ad arte, il tutto per ottenere un inganno efficace, tale per cui il cristianesimo possa apparire agli occhi di chi lo ascolta (o lo legge) come la causa di tutti i mali del mondo.
Nell'antica Cina le donne erano oppresse dai mariti? La colpa è sempre della chiesa... se c'era perchè c'era, se non c'era perché non c'era. Facile no?
L'anticristiano cita continuamente la questione dei dogmi cristiani, ma provate a chiedergli quali siano questi famosi dogmi della chiesa di cui parla e vedrete quanto ne sa.
Già, l'anticristiano cita spesso il cristianesimo: i vangeli e la dottrina della chiesa, mescolando il tutto, Nuovo con Antico Testamento, Epistole con frasi di testi apocrifi, citando passi senza cognizione di causa, senza visione d'insieme, senza mai cogliere lo spirito di ciò che è scritto, sempre fermandosi alla lettera.
Con l'anticristiano è quasi impossibile dialogare: l'odio che lo riempie e lo sovrasta, gli fa turare gli occhi e gli orecchi davanti a qualsiasi ragione o verità alternativa. Non è disposto l'anticristiano a stare a sentire chi non accusi il cristianesimo di una qualche nefandezza, figuriamoci se è disposto ad ascoltare chi lo difenda.
Provate a discutere da cristiani con l'anticristiano: lo vedrete infervorarsi, accendersi e, a fiume, riversare su di voi tutto il suo livore.
Dire che l'anticristiano sia irrazionale è solo un eufemismo.
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