Quali
sono i livelli di lettura di un testo sacro o mitologico?
Un testo sacro ha più livelli di lettura, per questo chi ha fretta
di liquidare i credenti e i loro testi sacri come "creduloni irrazionali" i
primi e come "favolette assurde" i secondi è senza dubbio un imbecille
patentato.
Un livello di lettura è per esempio quello storico: i fatti, i gesti e
le parole stanno sul piano della storicità, vogliono dire se stessi, il
loro semplice accadimento.
Altro piano di lettura è quello metaforico o
simbolico: i fatti narrati vogliono dire altro da sè, stanno a
significare cose più ampie o semplicemente diverse dal semplice accadimento fisico, sono
simboli.
Per
l'uomo é possibile interpretare tutto, ogni testo sia sacro, storico o
letterario. Si deve intepretare, ma nell'interpretare vi è il rischio inevitabile di interpretare
fino al punto di stravolgere il senso del testo.
Il rischio di non
intepretare è quello di non capire ciò che realmente un testo ci dice. E,
oltrettutto, la scelta del rigido letteralismo è pur sempre una scelta
intepretativa e soggettiva.
Il rischio di intepretare con eccessiva
disinvoltura è, al contrario, quello di far dire al testo ciò che si vuole. E' Rischioso interpetare, ma non è
possibile evitare di farlo.
giovedì 29 gennaio 2015
lunedì 26 gennaio 2015
La famiglia
«La
famiglia esiste e prevede l’unione di un uomo e di una donna che fanno
dei figli ai quali cercano di assicurare un futuro. Poi ben vengano
altre forme di relazione. Ma non chiamiamole famiglie. La verità è che
oggi le proteste di certa sinistra hanno come segreto obbiettivo la
distruzione della famiglia in quanto tale».
L'integrazione dello straniero
L'integrazione
dello straniero parte da una cosa certa: fornire a lui stesso gli
strumenti culturali per entrare a far parte davvero del popolo e della
terra presso cui si trova.
L'ipocrisia generale (e una certa dose di arrogante imbecillità) portano piuttosto a dis-integrare gli italiani, più che ad integrare gli stranieri. Per disintegrare gli italiani si procede col demolire o col nascondere, in nome dell'accoglienza, i tratti salienti dell'identità nazionale. Tutto ciò che è identità, infatti, oggi appare "politically incorrect" e va dunque eliminato.
Gli intellettuali radical chic, con la loro erre moscia, con la loro saccenteria e con la loro perfetta inutilità, scambiano il divenire naturale di ogni identità per non-identità, e la cultura nazionale per nazionalismo, e l'accoglienza per... rinuncia a ciò che si è e alla propria casa.
L'ipocrisia generale (e una certa dose di arrogante imbecillità) portano piuttosto a dis-integrare gli italiani, più che ad integrare gli stranieri. Per disintegrare gli italiani si procede col demolire o col nascondere, in nome dell'accoglienza, i tratti salienti dell'identità nazionale. Tutto ciò che è identità, infatti, oggi appare "politically incorrect" e va dunque eliminato.
Gli intellettuali radical chic, con la loro erre moscia, con la loro saccenteria e con la loro perfetta inutilità, scambiano il divenire naturale di ogni identità per non-identità, e la cultura nazionale per nazionalismo, e l'accoglienza per... rinuncia a ciò che si è e alla propria casa.
venerdì 16 gennaio 2015
#iamnotcharlie!
Per
me la bestemmia non è affatto un diritto, ma una volgare mancanza di
rispetto e un abuso delle libertà democratiche. Per me l'offesa
intenzionale e gratuita al sentimento religioso, come ad ogni buona
idealità delle persone, è sempre un male. Per me disseminare l'odio
nella società, pur rivestendolo di acido umorismo, è una cosa perversa e
volgare. Per tutto questo Io Non Sono Charlie: #iononsonocharlie, #moijenesuispascharlie, #iamnotcharlie
domenica 11 gennaio 2015
Come nascono le dittature.
d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità; quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?
In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si confonde; in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi; in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte; in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici; in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano per le strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli; in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?
Ecco, secondo me, come nascono le dittature. Esse hanno due madri.
Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi.
Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice.
Così la democrazia muore: per abuso di se stessa.
E prima che nel sangue, nel ridicolo.
Platone – La Repubblica Cap. VIII, Atene 370 A.C.
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