Ecco in sequenza lo scambio di lettere avvenuto fra me e la viceministro Guerra sul tema delle «Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone LGBT».
Petizione al Governo per il ritiro delle «Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone LGBT».
Petizione al Governo per il ritiro delle «Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone LGBT».
Gent.ma Prof.ssa Maria Cecilia Guerra, Vice-Ministro con delega per le Pari Opportunità
Spett. Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali
Spett. Presidenza del Consiglio dei Ministri
Con la presente vi chiedo di ritirare il documento in tema di «Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone LGBT» in quanto lesivo della libertà di espressione e di informazione.
In esso vengono veicolate, senza nessun filtro né possibilità di contraddittorio, le tesi delle associazioni LGBT più radicali e politicizzate, che rappresentano una frazione minima delle persone gay e transessuali. Si tratta per lo più di concetti basati sull'ideologia del "gender" che non ha alcuna base scientifica.
A questo proposito vi consiglio la visione di questo documentario [http://vimeo.com/19707588] trasmesso da un canale norvegese, a seguito del quale il Consiglio dei Ministri dei paesi scandinavi ha deciso di chiudere il Nordic Gender Institute (NIKK), uno degli avamposti della "Gender Theory".
E' inaccettabile che un ente dello Stato faccia propria questo genere di propaganda, con l'obiettivo di influenzare il modo in cui i giornalisti dovrebbero raccontare una realtà molto controversa.Invece di favorire un confronto pacato su un tema delicato e che coinvolge i diritti dell'infanzia (vedi la definizione di famiglia, la proposta di adozioni per coppie di persone dello stesso sesso, la maternità surrogata...)si decide di mettere a tacere in maniera autoritaria chiunque dissenta dalla visione di una lobby numericamente esigua, ma che dispone di molti mezzi e spazi spropositati sui mass media.
La logica è la stessa della cosiddetta "legge anti-omofobia", che potrebbe essere approvata dal Senato con sedute notturne durante le vacanze natalizie, per evitare che i cittadini siano informati di come si stia per introdurre nell'ordinamento un nuovo "reato d'opinione".
E' questo il vostro concetto di "democrazia"? A quando delle "linee guida per una informazione rispettosa verso chi non la pensa come le lobby LGBT"?
Le vere priorità per il Paese sono altre, soprattutto se si considera che l'Italia è uno dei paesi più "gay-friendly" al mondo (vedere risultati delPew Research Center).
CordialmenteMichele Balen
Risposta della Viceministro Guerra
Cara Cittadina e caro Cittadino
grazie per averci scritto esprimendo la sua opinione sulle “Linee guida per una informazione rispettosa delle persone LGBT”. Con la pubblicazione di queste Linee guida il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha voluto proporre uno strumento destinato al mondo dell’informazione per riflettere sulle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e identità di genere che talvolta vengono, anche involontariamente, veicolate dai mass media. Lungi dal sostituirsi al ruolo fondamentale dei media, le Linee guida intendono fornire informazioni e spunti di riflessione su questioni che appartengono ad una società pluralista, inclusiva, moderna e rispettosa dei diritti umani di tutte le persone.
Questo strumento non vuole restringere le libertà di espressione, al contrario. L’obiettivo è fornire maggiori elementi di conoscenza per favorire una informazione libera e rispettosa delle diversità, nell’ottica del confronto e del dialogo, del rispetto dei diritti dell’infanzia e delle famiglie.
È una proposta rivolta al mondo dei media affinché vi sia attenzione al linguaggio in chiave antidiscriminatoria. Le parole, infatti, se usate in modo improprio, possono ferire. I tragici fatti di cronaca, i suicidi di giovani adolescenti, vittime di bullismo omofobico spesso agito tramite il web, ci richiamano al dovere di combattere ogni discorso d’odio.
Inoltre, non possiamo esimerci dal considerare che, sul piano internazionale, le Nazioni Unite e l’Europa sollecitano gli Stati a tutelare sempre più i diritti di tutti i cittadini e le cittadine e a vietare la discriminazione in tutte le sue forme. Del resto, questo è anche il dettato della nostra Costituzione.
Le Linee guida sono state finanziate dal Consiglio d’Europa, in attuazione del Programma “Combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, in linea con una Raccomandazione del 2010. Per preparare queste Linee guida è stato organizzato un ciclo di seminari dal titolo “L’orgoglio e i pregiudizi”, patrocinato dalla Federazione Nazionale della Stampa e dall’Ordine dei Giornalisti. Ciò chiarisce ulteriormente quanto gli operatori dell’informazione ritengano che tali strumenti possano essere molto utili e assolutamente non lesivi di alcuna libertà di opinione.
Nel porgere i migliori saluti, auguro a Voi e alle Vostre famiglie buon Natale e felice anno nuovo.
Maria Cecilia Guerra
Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità
Replica alla risposta del Viceministro
Spett. Vice-Ministro con delega per le Pari Opportunità Prof.ssa Maria Cecilia Guerra,
e p.c. Spett. Presidenza del Consiglio dei Ministri
Spett. Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali
Ho letto la sua risposta alla mia richiesta di ritirare il documento in tema di «Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone LGBT».
Devo dire che, se non mi aspettavo una Sua risposta mail - e di avermi voluto rispondere io La ringrazio -, mi aspettavo però da parte Sua un pensiero esattamente identico a quello che Ella mi ha espresso.
Ora, se Lei mi permette, vorrei replicare con poche righe alla sua risposta.
Il titolo del documento, "Linee guida", indica, senza mezzi termini, che il Governo ha proprio l'intenzione esplicita di "guidare" con le sue "linee" il pensiero e l'azione dei mezzi d'informazione, si presume con lo scopo di "guidare" il pensiero e l'azione degli informati, cioè degli italiani. Non si tratta come dice Lei di un documento teso a "fornire maggiori elementi di conoscenza per favorire una informazione libera e rispettosa delle diversità, nell’ottica del confronto e del dialogo, del rispetto dei diritti dell’infanzia e delle famiglie.", ma di un testo fatto con lo scopo dichiarato di "guidare" l'informazione in senso stretto.
Coerentemente col titolo, il documento è, in sostanza, un manuale di "verità inopinabili". In esso si dice: "così è, così si deve pensare, così si deve dire!". È una sorta di catechismo laico, un catechismo dell'ideologia di genere, coi suoi dogmi, con le sue verità di fede, le sue categorie 'a priori', da leggere, da imparare e da ripetere come i pappagalli.
"Chi sono i transessuali?"
"I transessuali sono quelle persone che sentono di appartenere al genere opposto a quello a cui lo assegnerebbero i caratteri sessuali alla nascita."
"Bravo dieci più!"
Le "Linee guida" dicono che cosa si debba (non cosa si possa) intendere per questo o per quel termine, definiscono, inquadrano la logica, incanalano il linguaggio, e il resto vien da sé. Con buona pace di chi ancora vorrebbe godere di una libertà di stampa, di pensiero e di espressione. Pensi, signor viceministro, che nel suo documento la necessità del "contradditorio" viene sostanzialmente presentata come "non ovvia". Non è necessario, cioè, il confronto delle idee; non serve che chi la pensa in modo difforme dal ministero lo dica espressamente. Può anche tacere.
Io trovo gravissimo, signor viceministro, che un governo si atteggi a "maestro di pensiero" davanti al suo popolo sovrano, e che si proponga di "rieducare" i cittadini, adulti, maggiorenni e responsabili, mostrando loro la via del "corretto pensare". Lei, Signor viceministro, ritiene davvero che il popolo italiano non sappia pensare da sé, che abbia bisogno di essere 'rieducato' alla maniera di Mao? Lei ritiene davvero che sia compito del governo indirizzare le menti verso un pensiero stereotipato e di regime?
L'Europa. L'Europa che ci dice, che ci impone, che ci obbliga, l'Europa che ci richiama sempre all'ordine, che ci tira le orecchie per questo o per quello; l'Europa coi suoi funzionari imperiali, l'Europa con le sue oscure commissioni, mai elette, l'Europa delle convenzioni cogenti, mai ratificate - guarda caso - da nessun referendum popolare… L'Europa. È il regista occulto che induce, che giustifica, che impone decisioni di per sé, in realtà, discutibili, magari contrarie all'opinione comune, ma che sono messe al di fuori dalla portata del popolo. "Ce lo impone l'Europa!", dite spesso, "Dea Europa lo vult!". E il popolo deve accettare.
Ma Le pare, signor viceministro, che basti un "lo vuole l'Europa" per giustificare anche questo tentativo, gravissimo, di indottrinare l'informazione e i media del nostro Paese? Le pare davvero che si tratti solo di un atto dovuto, burocratico, d'ufficio, e che si possa così svicolare dal dibattito culturale e politico di un Paese? Guardi, signor viceministro, io penso in cuor mio che né a Lei né all'intero governo di cui Ella fa parte, interessi un granché della libertà di pensiero e di espressione del popolo italiano. Anzi, credo che per Lei e per i suoi colleghi il popolo debba essere "libero" di pensare e di parlare solo seguendo una dottrina di stato, seguendo un pensiero che è coatto, omologato e "politicamente corretto".
Per questo Le prometto, in tutta onestà, che farò quanto è in mio potere, sempre nel pieno rispetto della legge e delle istituzioni, per contrastare questa vostra sciagurata azione liberticida.
Visto che ancora non ci è proibito di nominarlo
Le auguro intanto un Natale Santo e Felice.
Michele Balen


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