Difficoltà
economiche generali, discredito delle istituzioni, metastasi della
burocrazia centrale e periferica, stanchezza della retorica nazionalista
ottocentesca. Ma come si evita oggi l'esasperazione degli animi? Non certo aggravando l'ingessato anacronistico centralismo nazionalista, e nemmeno recitando come un mantra lo slogan del "più Europa".
Il rimedio è solo un ritorno alla democrazia, a quela vera evitando gli eccessi di democrazia, che democrazia non sono.
La retorica del Risorgimento, l'unitarismo, il garibaldinismo, non sono affatto una risposta alla febbre politica che dalla Crimea alla Scozia sta percorrendo le menti degli europei, non sono la correzione degli errori fatti dalla politica fino al secolo scorso, ne sono piuttosto i figli.
La risposta è in una "giusta" misura dei governi, in una dimensione dei territori e delle istituzioni che sia autentica e sostenibile. La risposta è il ritorno al concetto di comunità e a quello di popolo, a quei concetti che qualche "illuminato" vorrebbe far sparire dalla storia.
Concetti e dimensioni che servono per bilanciare l'eccessiva evanescenza del virtuale, che pure c'è e va accettato, e l'eccessivo allonanamento dei centri del comando, ongi anno sempre più 'imperiali', sempre più lontani e incontrollati, tanto lontani e incontrollati che il cittadino non riesce più neanche a vedere dove stiano.
L'uomo globale, il cittadino del mondo, che è anche l'uomo di internet, di face book, di wikipedia, di twitter ha bisogno di una casa reale, ha sempre più bisogno di una casa che sia sua, non semplicemente più piccola, ma soprattutto sua.
Perchè se è vero che "piccolo non sempre è bello" è anche vero che neppure "grande è sempre bello".
Ci vuole dunque, per farla breve, una dimensione umana del governare. In tutti i sensi. E quindi più autonomia, più vicinanza. E in quest'autonomia ci vuole tanta moralità e tanto senso di responsabilità da parte di chi governa, e queste sono cose che solo una politica di comunità può favorire.
In ogni caso, il politico, sia egli italiano, inglese, ucraino, europeo o russo, che insista nel voler difendere i privilegi di pochi, o l'esistente tout court, e continui pervicacemente ad usare vecchi frasari pieni di retoriche obsolete, ed incomprensibili arzigogoli giuridici, e sofismi e bizantinismi paradossali, o anche futurismi globalistici (che san già di vecchio come i quadri di Crali), non fa che buttare altra benzina sul fuoco.
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