A prima vista sembra un principio di buon senso, di umanità: il sentimento ne esce appagato, tanto che sembra di vederlo come un bel regalo di Natale: il bambino nasce ed è subito "teneramente" accolto dal paese sul quale la mamma si è trovata a partorire. In fondo più che materno pare... mammoso, come principio. Pare...
Vorrei ragionare un momento su questa cosa, tenendo a freno i sentimenti e facendo funzionare un po' la logica.
Immagino due casi opposti, eppure simili fra loro.
Il primo caso è quello di Malika (nome di fantasia).
La piccola Malika è figlia di Fatima e di Omar, due cittadini stranieri che si sono stabiliti in Italia qualche anno prima che della sua nascita, in un certo comune dove hanno trovato e casa e lavoro.
Un paio di settimane prima del lieto evento mamma Fatima decide di recarsi a partorire presso la casa materna, nel paese d'origine. Ha scelto così per poter essere assistita dalla sua famiglia, dalla madre, dalle zie, dalle sorelle nei giorni del travaglio e in quelli immediatamente successivi. Così Omar e Fatima partono e Malika, come previsto, nasce nel paese d'origne dei genitori.
Quando arriva in Italia la piccola Mailka ha già un paio di mesi, e qui nel paese adottivo di mamma e papà cresce, frequenta l'asilo, la scuola elementare, le medie, le superiori... E gioca con le sue amiche, cresce, si trova un fidanzato, e a frequentare i corsi di flauto e di nuoto, Malika impara perfino a parlare il dialetto del paese. La lingua dei nonni la conosce a malapena e se le chiedete "in che lingua pensi?" vi riponde "in italiano!" Ovviamente!
Ecco, Malika si sente pienamente italiana, i suoi amici italiani la sentono italiana, eppure, applicando il principio dello ius soli, Malika non è cittadina italiana. Non lo è per il semplice fatto di non essere nata in Italia. Dovrà richiedere a tempo debito la cittadinanza come uno straniero qualsiasi.
Il secondo caso è quello di Goran (sempre un nome di fantasia).
Igor e Dragana sono marito e moglie e vivono in un paese straniero. Igor è disoccupato e per questo è venuto in Italia dove ha trovato un lavoro. Per questo ha preso in affitto un appartamento in Italia e ha chiamato Dragana perchè lo raggiunga. La coppia fissa dunque la residenza in un comune italiano.
Dopo pochi mesi dal suo arrivo in Italia per Dragana, che aspettava un bambino, arriva il momento di partorire. il bambino, il piccolo Pavel è nato in Italia.
Un mese appena dopo la nascita del figlio, Igor riceve dal suo paese natale una buona proposta di lavoro: comodo, remunerativo e soprattutto è consono alle aspettative di Igor. La famiglia perciò saluta l'Italia e fa rientro nella sua terra.
Pavel cresce, nel paese dei padri frequenta l'asilo e poi tutte le scuole dell'obbligo, si laurea perfino. Dell'Italia non ha alcun ricordo, solo quel nome "Italia" che sta scritto nei suoi documenti. Pavel è nato in Italia, Pavel per lo ius soli è cittadino italiano.
Compiuti i vent'anni a Pavel viene in mente di avvalersi della sua cittadinanza, e anche se non sa una parola di italiano, ha diritto di votare, ha diritto di fare e di avere tutto ciò che può fare o avere un essere umano che abbia la cittadinanza italiana. Sì, perchè Pavel, a differenza di Malika, è nato in Italia.
Non so a voi, ma a me questo Ius Soli non pare poi un granchè buono, e neanche un granchè giusto.

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